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Recensione "Ai sopravvissuti spareremo ancora" di C. Lagomarsini

Buon lunedì a tutti e buon inizio giugno.

Il primo giorno del mese coincide con il primo giorno della nuova settimana e questo mi fa pensare che sia il giorno giusto per fare cose.

Una delle cose che da troppo tempo rimandavo era il parlarvi di un capolavoro che ho letto qualche mese fa, non perchè non volessi parlarne ma perchè farlo mi è difficile, mi è difficile trovare le parole giuste per farlo.

Il libro in questione è "Ai sopravvissuti spareremo ancora" di Claudio Lagomarsini, edito da Fazi Editore a Gennaio 2020. 
Il libro, in copertina flessibile, è formato da 206 pagine e il prezzo di copertina è di €16,00. 
In ogni caso vi lascio anche il link della pagina ad esso dedicata sul sito della casa editrice, a cui potete accedere cliccando QUI.

E' il romanzo di esordio di Claudio, ragazzo toscano e ricercatore di Filologia romanza all'Università di Siena. Il suo curriculum vede pubblicati vari suoi articoli e racconti, prima di esordire (devo dirlo, in un modo meraviglioso) con un romanzo. 

"Ai sopravvissuti spareremo ancora" è un libro che, se dovessi definirlo con due aggettivi soltanto, descriverei con semplice ed intenso. 

Del protagonista noi non conosciamo il nome ma solo il soprannome con cui lo chiamava il fratello maggiore quando erano adolescenti, il Salice. 
Da adulto si trova costretto a tornare a casa, nella sua città natale, a causa della vendita della casa in cui è cresciuto. La madre, che si è trasferita e si trova a dover accudire ogni giorno il compagno, chiamato nel racconto Wayne, ormai gravemente malato, ha deciso di non volerne sapere niente di ciò che la vecchia casa contiene, così il Salice deve disfarsi degli scatoloni, segnando quelli che l'agenzia può portare via. Durante questa operazione però si imbatte in una scatola di quaderni, che appartenevano al fratello maggiore, Marcello. Risalgono ad un'estate dei primi anni 2000, in cui i due ragazzi, adolescenti, trascorrevano il tempo in un modo estremamente opposto. Così il Salice decide di aprirli, di iniziare a leggere. E' un'azione di cui forse sentiva il bisogno, attraverso le parole di Marcello ha la possibilità di conoscere come lui viveva le cose, di conoscere i suoi pensieri. Ma è un'azione anche dolorosa perchè, pagina dopo pagina, il Salice deve fare i conti col suo passato. 

Ma deve fare soprattutto i conti con la sua situazione familiare, che probabilmente nel presente interpreta in modo diverso rispetto al momento in cui i fatti narrati sono accaduti. Emergono infatti dissapori, litigi, screzi, rapporti dovuti ma non voluti. Emergono aspetti che da ragazzino non puoi capire in modo assoluto, soprattutto se, come Marcello ce lo descrive, sei un ragazzo come il Salice che ogni giorno ed ogni sera esce, va al mare, vede gli amici, e vive solo in parte la casa. 
I due ragazzi abitano con la madre e il compagno di essa. Il padre, ormai da anni, non vive più con loro. Compaiono, in molteplici episodi, anche i figli di Wayne, anch'essi così diversi da Marcello, sensibile, pacato, solitario e silenzioso. 
Accanto a loro vivono la nonna materna e il Tordo, un vecchio vicino che ha una storia "segreta" con la nonna e che fa praticamente parte della loro vita familiare. 

Marcello ci rende tutti questi personaggi attraverso la narrazione di episodi quotidiani e semplici, come il racconto di una telefonata arrivata durante la colazione, della nonna che porta un dolce alla madre, di un bicchiere di vino bevuto durante una delle tante cene fatte sotto un gazebo d'estate. 

Niente di più e niente di meno, a livello della trama del racconto. Una storia che potrebbe essere di chiunque, senza abitudini stravaganti o vite spettacolari. 

Ed è proprio qui che viene il punto forte della narrazione. 
Il riuscire a raccontare tanto dietro parole che sembrano dire nulla. 
L'autore, attraverso la rappresentazione di scene che possono apparire (passatemi il termine virgolettato) anche "ripetitive", ci rende un background ricco di riflessioni e elementi chiave del racconto. 
Attraverso un semplice scambio di battute ci mostra come la psiche di ognuno di noi vive gli avvenimenti in modo diverso. Attraverso un semplice gesto normalissimo, come il pagamento di una bolletta, ci mostra come nel secolo scorso ci fosse una visione della donna inferiore e una visione basata sull'idea che chi portava i soldi a casa aveva il diritto di prendere ogni decisione. Attraverso il racconto di una cena ci mostra come tra la generazione dei nonni e quella dei nipoti ci siano visioni completamente opposte della vita. Attraverso un banale litigio ci mostra come la più piccola cosa, se non risolta, possa portare a fratture irreversibili, a dolore e dramma.  

Scrivere un bel libro non è facile, ma ancora meno facile è scrivere un bel libro in modo semplice. 

"Ai sopravvissuti spareremo ancora" tiene il lettore incollato alle pagine giorno dopo giorno, cena dopo cena, litigio dopo litigio. E' quel libro che ogni tanto ti fa fermare e ti fa riconoscere nella situazione, che ogni tanto ti fa scattare la mente e ti fa capire che dietro ciò che stai leggendo c'è veramente un mondo pieno di questioni sociali, psicologiche, emotive. 

"Ai sopravvissuti spareremo ancora" è quel libro che mi ha fatto rimanere senza parole, perchè spiegare la semplicità, paradossalmente, mi riesce sempre difficilissimo. Ma di parole questo capolavoro ne merita, e ne merita anche tante. 

Per cui, se volete riscoprire qualcosa di nascosto dentro di voi, dentro la vostra vita, dentro il vostro passato, leggetelo, fatevi questo immenso regalo!

E sentitevi un po' sopravvissuti anche voi, come forse lo è il Salice, che a distanza di anni ha una seconda occasione per conoscere quello che non ha voluto conoscere da ragazzo, e che senza quei quaderni non avrebbe mai potuto conoscere. 

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