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Recensione "L'estate che sciolse ogni cosa" di T. McDaniel - Atlantide

 Finalmente ne parlo o, almeno, ci provo.

Ho letto davvero tantissime cose belle nei mesi che hanno preceduto la mia lettura e l'ho desiderato tanto, così, quando in Luglio è stata pubblicata la nuova edizione, ho iniziato a leggerla.

Ho iniziato, appunto. E poi?

Eh, e poi... e poi mi sono bloccata, l'ho ripreso, mi sono bloccata di nuovo e l'ho ripreso ancora una volta.

Perché? Non lo so....

Ma adesso, che ho finito da un pochino la lettura e che ho lasciato al libro il tempo di sedimentare un po' (ma per un libro come questo non è mai abbastanza il tempo) posso dire che se avessi forzato i tempi, leggendolo velocemente, non lo avrei apprezzato così bene. 


Siamo a Breathed, una cittadini dell'Ohio ed è l'estate del 1984, un anno caldissimo.
Autopsy Bliss, avvocato del paese e, per la sua formazione, convinto di saper capire cosa è bene e cosa è male decide di pubblicare un invito sul giornale locale, un invito per il diavolo.
Così, il figlio minore di Autopsy, Fielding., girando per la città incontra un ragazzino di colore, circa della sua età, con vestiti vecchi e sporchi che si proclama, appunto, il diavolo in persona.
Fielding porta a casa propria il ragazzino e il padre, sconvolto, pensa non possa essere vero.
Insieme allo sceriffo così inizia una fitta rete di ricerche, pensando che Sal, il nuovo arrivato, sia semplicemente un ragazzino scomparso da casa.
Niente e nessuno riesce a far cambiare versione a Sal, anche quando a causa di tragici avvenimenti accaduti in sua presenza, la città inizia ad incolparlo, ad affermare che la colpa di incidenti, morti e altri eventi problematici sia opera sua, perché di colore e perché Satana.
Sal, però, entrerà a far parte della loro famiglia, diventerà un figlio per Stella ed Autopsy e un fratello per Fielding e Grand, il figlio maggiore della famiglia Bliss.
Finché il dolore non si prenderà possesso anche di loro.....
Cosa accade?

Già da qui, dalla trama, è possibile capire che i temi che tocca sono duri e dolorosi. 
Il racconto di quei mesi, di quell'estate, ci viene fatto attraverso una sorta di flashback. I capitoli narranti le avventure di Sal infatti si alternano con capitoli in cui Fielding, ormai solo ed anziano, racconta la sua vita presente e pensa a quell'estate, a ciò che è successo e a come ha cambiato tutta la sua esistenza. 
Si tratta di un'estate strana, particolare. Per tutto il paese. 
Il caldo torrido non li lasciava respirare, e in città l'aria non era tranquilla. 
Erano successi incidenti che avevano distrutto l'equilibrio di Breathed e dei suoi abitanti, che incolpavano Sal. Il movimento accusatorio era capitanato da Elohim, un vicino di casa di Fielding che lo aveva sempre trattato come un figlio e che aveva alle spalle molto dolore. 
Tutti pensavano che ciò che era accaduto dovesse essere ricondotto a Sal che, invece, dimostra come l'idea che loro avessero del Diavolo non fosse quella reale.
Il Diavolo era lì, era lui, quel bambino arrivato con una salopette logora e sporca e una ciotola con un cucchiaio, che non si sapeva da dove arrivassero. Un bambino, come tutti gli altri. 
Un bambino che è tutt'altro rispetto a ciò che loro si aspettavano da Satana. 
Un bambino che, però, non riesce ad essere accettato.
Perché?
Perché tutto, in questo racconto ma purtroppo anche nel mondo reale, è fondato sulla paura di chi non è come sé stessi. 
E quindi un paese intero lo addita, lo accusa, lo maltratta, lo incolpa.
In un paese intero, fatta eccezione per la famiglia di Fielding ed una ragazza, Dresden, nessuno si impegna a conoscerlo, a capirlo, ad accettarlo. 
E Sal cosa fa? 
Lui risponde con amore, con bellezza, con dolcezza, con un cuore immenso. 
Il cuore di chi conosce cosa sia la sofferenza, di chi la accetta, perché pensa che sia giusto così, ma di chi tutto vuole a parte vederla negli altri, quella sofferenza. 
Sal è puro, è limpido, è buono, ha un animo cristallino. 
Sal combatte ogni giorno, per lui e per gli altri. 
Per il concetto di diverso.
Non è l'unico ad essere visto così nella storia. Ognuno ha la sua fragilità, ognuno ha la sua paura, ognuno ha la sua diversità. E Sal, in un qualche modo, proverà a salvare ognuno di loro, ma non sempre ci riuscirà. 

La storia è potente e così tremendamente concreta ed attuale. Le parole della McDaniel entrano dritte al petto come lame, entrano nello stomaco contorcendolo, facendoti male. 
Ma è un male che non puoi evitare, se non vuoi chiudere gli occhi sul mondo. 
Tutto riporta in un modo così assurdamente reale a fatti di cronaca che costituiscono la nostra quotidianità. Tutto riporta a un mondo grigio, cupo. 
Alla paura, paura di cose innocue, di cose che porterebbero solo luce. 

Ha bisogno di tempo, questo libro.
Ha bisogno di attenzioni, di riflessioni, di pause.
E ha bisogno di lacrime, soprattutto. 
Affrontare certi capitoli ed in particolare la fine senza che si formi un nodo in gola, senza che il dolore e la rabbia che la storia suscita ti colpiscano penso sia impossibile. 

Non mi piace fare questo paragone ma penso che se davvero esiste una lista di libri da dover leggere nella vita, questo ne deve fare parte perché tutti dovrebbero leggere a cosa può portare la paura ma soprattutto l'ignoranza. 



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