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Recensione "La morte di Penelope" di Maria Grazia Ciani, edito Marsilio

Una donna. 
O meglio LA Donna.

La figura femminile per eccellenza.
Penelope.
Colei che da sola, per anni, anni ed anni, aspetta.
Colei che cresce un figlio da sola.
Colei che governa la città da sola.
Colei che vive da sola.
Colei che, di giorno, tesse la tela da sola.
Colei che, di notte, quella tela la disfa, sempre da sola.
Perchè finire la tela significherebbe voltare pagina.
Decidere la sua sorte, il suo nuovo sposo.
E smettere di aspettare suo marito.
Ulisse.
Andato in guerra e mai ritornato.
Creduto morto. 

Una moglie fedele.
Una donna forte.
Una regina infallibile.

Già, perchè Penelope, oltre che Donna, è anche Potere. 
E' la regina di Itaca, e Ulisse ne è il re.
Ulisse però non c'è.
Da troppo ormai. 
E così, attorno a lei, ci sono i Proci, che aspettano che lei scelga chi sposare.
Non vogliono lei, o almeno non solo.
Vogliono il potere.
Vogliono l'isola. 

Ma lei aspetta.
Imperterrita.
Il suo uomo.
Arriverà?
Nessuno lo sa, anzi nessuno lo crede.
Ma lei ci spera, ancora.
E passa la vita a fare e disfare la tela.

E' poco ciò che sappiamo sulla vita di Penelope dal mito. Si parla tanto di Ulisse, delle sue avventure. Ma troppo poco di lei, donna rimasta sola con un figlio da crescere e un'isola da governare ancor prima di compiere 20 anni. Viene dipinta come una donna che non fa altro che aspettare. Non cerca nulla di nuovo, non ha emozioni, non ha sentimenti. Aspetta solo.
E se invece non fosse stato così?
E se invece, come è lecito per ogni donna e per ogni persona, Penelope avesse cercato altro?
Se ad un certo punto fosse stata stanca di aspettare?
Se avesse voluto ricostruirsi una vita?
Se si fosse dimenticata di Ulisse? 

La morte di Penelope
di
Maria Grazia Ciani
edito da
Marsilio romanzi
pubblicato a
Giugno 2019



Copertina rigida
95 pagine
Prezzo di copertina €12,00

E' questa la visione alternativa che ci dà, in questo breve ma intenso romanzo, Maria Grazia Ciani.
L'autrice, insegnante di storia della tradizione classica a Padova, ha già pubblicato altri volumi a riguardo. 
Le pagine scorrono veloci, una dopo l'altra, in un'alternanza di punti di vista (principalmente Penelope-Antinoo ma con qualche incursione di Telemaco, Argo,...) che rendono possibile una visione della vicenda a 360°.
Abbiamo una Penelope inedita, vogliosa di ricominciare, di vivere la vita che, probabilmente, non ha mai vissuto.
Abbiamo un Antinoo che pensa sì al potere, ma si accorge anche della donna che ha davanti, e ne parla con un linguaggio dolce e passionale. 
Una storia parallela a quella conosciuta, ma non per questo meno bella, meno intensa.
Una storia potente, che ribalta la situazione, che da vigore a questa importante figura della mitologia.
Le dona un ruolo attivo. 
Un ruolo forte. 
Un ruolo che, in quest'epoca più che mai, ha bisogno di essere riconsegnato alla donna, troppo spesso vittima passiva. 

"Nessuno immagina che in vent'anni io sia cambiata. Che questa malinconia, questa inquietudine, non sono per Lui. Non sono più per Lui."

Un libro da leggere, agli appassionati del mito, ed agli appassionati della vita. 

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